Secondo la legge 724 del Codice Penale, in Italia non ci si può sfogare in modo considerato blasfemo in pubblico. In parole povere, non si può bestemmiare, pena una multa che oscilla dai 50 ai 310 €. In passato si rischiava anche il carcere, e soltanto dal 1999 il reato si è trasformato in “semplice” illecito amministrativo. Poco importa che il bestemmiatore in questione sia magari ateo o che il luogo non sia destinato al culto: lo Stato Italiano ha deciso che la “sensibilità” di chi si considera religioso è da anteporre alla libertà di espressione.

Essere denunciati da qualcuno che si senta offeso per una bestemmia è molto semplice. Basta che: siano presenti almeno due persone; le parole siano pronunciate chiaramente; qualcuno si ritenga offeso e poco importa se l’intercalare è una consuetudine folkloristica.

Dunque, che si fa? Ci arrendiamo e soccombiamo al conformismo e alla limitazione della laicità? Assolutamente no! Ceci n’est pas un blasphème, il Festival delle Arti per la Libertà d’Espressione contro la Censura Religiosa, arriva in soccorso con un’invenzione straordinaria, dove si potrà finalmente far valere il proprio diritto alla blasfemia: la Blasphemy Box!

 

Una struttura a pianta esagonale, costruita attraverso il sistema Cross-Panel (pannelli ad incastro) per un montaggio e un trasporto agevoli, che raggiunge l’altezza di 2,30 metri per garantire tutta la privacy necessaria alla sua funzione. La BB è un sorta di “confessionale portatile” da installare temporaneamente nei luoghi pubblici per soddisfare le proprie necessità blasfeme. Ospita una singola persona alla volta ed è garantita la chiusura totale verso l’esterno, ma con possibilità di vista cielo. La Blasphemy Box, infatti, infatti, è schermata su tutti i lati ed è dotata di sistema manuale di apertura e chiusura del coperchio scomposto in spicchi. Il volutamente scomodo ingresso, con accesso inginocchiato, contribuirà alla genuinità del messaggio da lanciare una volta al suo interno. Ideata da Agostino Granato e realizzata da Francesco Cuccurullo, ha bisogno di soli 5 minuti per essere assemblata.

Acquista la Blasphemy Box, magari per metterla a disposizione del tuo gruppo o dei clienti del tuo locale. In questo modo, oltre a fornire un utile servizio civico, contribuirai alle spese di realizzazione del festival Ceci n’est pas un blasphème, che si svolgerà a Napoli il prossimo settembre.

Vuoi la prova della sua utilità e praticità? Prenota una dimostrazione! Basta scrivere a segreteria@articensurate.it

 

Ceci n’est pas un blasphème, organizzato dallo staff della campagna nazionale Dioscotto e promosso dall’associazione Ciurma Pastafariana, è ideato e diretto da Emanuela Marmo e nasce da una precisa esigenza: reagire alle leggi antiblasfemia e sostenere coloro che ne vengono colpiti. In tutto il mondo, Italia compresa, queste leggi vengono usate per sopprimere avversari politici e dissidenti, per censurare artisti, giornalisti e libero pensiero. Gli organizzatori del festival portano avanti una battaglia per la libertà d’espressione – quella vera, non le sue aberrazioni fomentate da intolleranze, ignoranza e pregiudizi – e per la libertà di dissidere, di opporsi, di lasciare spazio all’intelletto di mettere in discussione, di prendere in giro, di vivere la dimensione dell’arte e della satira.

Il Festival gode del supporto morale dell’Assessorato alla Cultura di Napoli che, come co-promotore dell’iniziativa, ha concesso i locali del primo piano del Pan all’evento patrocinato dal Comune di Napoli, e di organizzazioni quali Atheist Refugee Relief, Council of Ex-Muslims of Britain, Ex-Musulmani d’Italia, Iniziativa laica, MicroMega, One Law for All, Uaar.  Completamente autofinanziato e autoprodotto, chiede a chi ne condivida gli intenti di sostenerne le attività attraverso una raccolta fondi attiva al seguente link https://www.gofundme.com/f/sostieni-il-festival-delle-arti-censurate. Chiunque deciderà di contribuire, verrà premiato con sconti sui biglietti per la partecipazione al festival e altri riconoscimenti.