Tullio Monti è tra i protagonisti del festival delle arti per la libertà di espressione e contro le leggi antiblasfemia. Mostre d’arte, collettive, live performance, talk, proiezioni, stand-up comedy, sul tema della censura dell’arte e della libertà di pensiero per motivi religiosi.

Studioso di filosofia politica, Monti è stato per oltre un decennio uno dei più significativi
organizzatori e divulgatori culturali della cultura laica nel nostro paese. Già fondatore e presidente del
Circolo Liberalsocialista “Carlo Rosselli” di Torino, nel 2005 ha fondato e presieduto fino al 2015, la Consulta
Torinese per la Laicità delle Istituzioni. Nel 2007 ha fondato ed è stato portavoce fino al 2017 del
Coordinamento Nazionale delle Consulte per la Laicità delle Istituzioni, organizzazione che ha
rappresentato l’Italia all’interno della European Humanist Federation, il network delle associazioni laiche di
circa 40 paesi a livello europeo.
Nel 2008 promuove ed è tra i fondatori del Centro di Documentazione, Ricerca e Studi sulla Cultura Laica
Piero Calamandrei – onlus.
Dal 2009 al 2016 è ideatore, redattore e collaboratore della rivista quadrimestrale «Quaderni Laici».
Nel 2009 promuove l’Associazione Iran Libero e Democratico, di cui è ancor oggi presidente, costituita da
esuli iraniani, che supportano la Resistenza Iraniana organizzata nel CNRI (Consiglio Nazionale della
Resistenza Iraniana), presieduta da Maryam Rajavi e in lotta contro il regime dittatoriale iraniano, frutto del
peggior fondamentalismo islamico sciita.
Per Ceci n’est pas un blasphème Tullio Monti, ospite della conferenza conclusiva, ripropone alcune delle
tavole esposte a Torino nel 2010 presso il Museo regionale di Scienze Naturali in occasione della mostra
Asini, muli, corvi e maiali: la satira in Italia tra stato e religioni, che fu realizzata dalla Consulta Torinese per
la Laicità della Istituzioni con il patrocinio e il contributo della Regione Piemonte.

Le leggi antiblasfemia in Italia e nel mondo vengono usate per sopprimere avversari politici e dissidenti, per censurare artisti, giornalisti e libero pensiero.

L’applicazione di una legge che dovrebbe tutelare un non meglio identificato “sentimento religioso” è altamente soggettiva, completamente arbitraria. Ci sono Paesi in cui anche il canto di una donna può essere ritenuto blasfemo. Una realtà che sposta ingenti somme di denaro e voti ma che non può essere oggetto di satira né criticabile, diventa intoccabile: un dio innominabile diventa davvero onnipotente anche sul piano politico e sociale. Per questo nasce Ceci n’est pas un blasphème, il festival delle arti censurate.
Il festival gode del patrocinio morale dell’assessorato alla Cultura di Napoli, ma per mantenere indipendenza e garantire così la qualità della curatela non abbiamo accesso a fondi pubblici: siamo professionisti ma ci lavoriamo come una squadra di volontari, ci crediamo molto, se condividi il messaggio dacci una mano a realizzarlo: assieme possiamo fare qualcosa di grandioso, per l’arte, per la poesia, per la libertà di espressione, contro ogni forma di sopruso religioso!

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