Maryam Namazie è tra i protagonisti del festival delle arti per la libertà di espressione e contro le leggi antiblasfemia. Mostre d’arte, collettive, live performance, talk, proiezioni, stand-up comedy, sul tema della censura dell’arte e della libertà di pensiero per motivi religiosi.

Maryam Namazie è un’attivista per i diritti umani, comunista, laicista e giornalista britannico-iraniana.

È nata a Teheran, ma ha lasciato l’Iran poco dopo la rivoluzione del 1979. Ha quindi vissuto in India, nel Regno Unito e negli Stati Uniti: in ognuno di questi paesi ha lavorato per i diritti umani, per la tutela delle donne e contro la persecuzione religiosa. Nel 2005 le sue attività sono state riconosciute dalla National Secular Society con il premio Secularist of the Year 2005.

Durante le rivolte dei cartoni animati danesi, è stata una dei dodici firmatari del Manifesto: Together Facing the New Totalitarism che afferma: «Dopo aver vinto il fascismo, il nazismo e lo stalinismo, il mondo deve ora affrontare una nuova minaccia globale totalitaria: l’islamismo».

Dopo che Mina Ahadi ha lanciato il Consiglio centrale degli ex musulmani in Germania nel gennaio 2007, Namazie è diventata la co-fondatrice del Consiglio degli ex musulmani della Gran Bretagna (CEMB).

Nel dicembre 2015, ha tenuto un discorso sulla blasfemia alla Goldsmiths University di Londra, sponsorizzato dalla società atea, secolarista e umanista dell’università. Membri della Islamic Society dell’università hanno disturbato la lezione facendo chiasso e interrompendo la presentazione del cartone animato della serie di Jesus e Mo.

È portavoce di Iran Solidarity, One Law for All e del Council of Ex-Muslims of Britain, supporta inoltre l’Associazione degli umanisti neri. È socia onoraria della National Secular Society. Dal 1982 esiste un Consiglio islamico della sharia nel Regno Unito e ai tribunali della sharia islamica è consentito di giudicare in questioni familiari (matrimonio, divorzio, eredità, custodia dei figli) secondo l’Arbitration Act 1996. Namazie lotta contro tutto ciò e chiede una legge per tutti: «I diritti e la giustizia sono destinati alle persone, non alle religioni e alle culture».

Le leggi antiblasfemia in Italia e nel mondo vengono usate per sopprimere avversari politici e dissidenti, per censurare artisti, giornalisti e libero pensiero.

L’applicazione di una legge che dovrebbe tutelare un non meglio identificato “sentimento religioso” è altamente soggettiva, completamente arbitraria. Ci sono Paesi in cui anche il canto di una donna può essere ritenuto blasfemo. Una realtà che sposta ingenti somme di denaro e voti ma che non può essere oggetto di satira né criticabile, diventa intoccabile: un dio innominabile diventa davvero onnipotente anche sul piano politico e sociale. Per questo nasce Ceci n’est pas un blasphème, il festival delle arti censurate.
Il festival gode del patrocinio morale dell’assessorato alla Cultura di Napoli, ma per mantenere indipendenza e garantire così la qualità della curatela non abbiamo accesso a fondi pubblici: siamo professionisti ma ci lavoriamo come una squadra di volontari, ci crediamo molto, se condividi il messaggio dacci una mano a realizzarlo: assieme possiamo fare qualcosa di grandioso, per l’arte, per la poesia, per la libertà di espressione, contro ogni forma di sopruso religioso!

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