Luca Iavarone è tra i protagonisti del festival delle arti per la libertà di espressione e contro le leggi antiblasfemia. Mostre d’arte, collettive, live performance, talk, proiezioni, stand-up comedy, sul tema della censura dell’arte e della libertà di pensiero per motivi religiosi.

Luca Iavarone è musicista e compositore: è in questa arte e nella satira politica che si esprime l’inizio della sua carriera. Grande successo ottengono le sue prime collaborazioni con Fanpage.it, come la parodia delle elezioni francesi e delle reazioni di Napolitano al boom dei grillini. Dopo quella esperienza è stato per quattro anni capo della sezione cultura del giornale. Dal 2015 Luca è direttore creativo del gruppo Ciaopeople.

Sperimenta i linguaggi dei media e li applica alla narrazione web con finalità satiriche, ma anche informative o di denuncia. Il suo Slap Her, realizzato contro la violenza sulle donne, ha ricevuto menzione di interesse da parte dell’Onu e gli è valso il primo di quattro Oscar europei per il web. In effetti, la sua scelta di abitare la comunicazione di massa è anche una forma di impegno civile. Luca Iavarone utilizza, infatti, la comunicazione e la creatività per generare contenuti di ampio accesso che però risvegliano il senso critico, destabilizzano tabù, responsabilizzano le coscienze.

Luca sostiene apertamente la battaglia per l’abolizione dei reati contro la blasfemia e ed è convinto sostenitore della libertà d’espressione.

Le leggi antiblasfemia in Italia e nel mondo vengono usate per sopprimere avversari politici e dissidenti, per censurare artisti, giornalisti e libero pensiero.

L’applicazione di una legge che dovrebbe tutelare un non meglio identificato “sentimento religioso” è altamente soggettiva, completamente arbitraria. Ci sono Paesi in cui anche il canto di una donna può essere ritenuto blasfemo. Una realtà che sposta ingenti somme di denaro e voti ma che non può essere oggetto di satira né criticabile, diventa intoccabile: un dio innominabile diventa davvero onnipotente anche sul piano politico e sociale. Per questo nasce Ceci n’est pas un blasphème, il festival delle arti censurate.
Il festival gode del patrocinio morale dell’assessorato alla Cultura di Napoli, ma per mantenere indipendenza e garantire così la qualità della curatela non abbiamo accesso a fondi pubblici: siamo professionisti ma ci lavoriamo come una squadra di volontari, ci crediamo molto, se condividi il messaggio dacci una mano a realizzarlo: assieme possiamo fare qualcosa di grandioso, per l’arte, per la poesia, per la libertà di espressione, contro ogni forma di sopruso religioso!

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