Adele Orioli è tra i protagonisti del festival delle arti per la libertà di espressione e contro le leggi antiblasfemia. Mostre d’arte, collettive, live performance, talk, proiezioni, stand-up comedy, sul tema della censura dell’arte e della libertà di pensiero per motivi religiosi.

Consulente legale e istruttrice cinofila, si batte attraverso l’Uaar, di cui è la responsabile per le iniziative legali, per il definitivo svincolamento della legislazione “sessuale” (procreazione assistita, interruzione di gravidanza, pacs) da matrici religiose e/o moralisticheggianti. Adele Orioli, in rappresentanza dell’Uaar, ha recentemente festeggiato un importante successo: la Cassazione ha accolto un ricorso dell’Unione atei e agnostici razionalisti (Uaar), riconoscendo il loro diritto di esprimere posizioni e idee come i fedeli di qualsiasi altra confessione religiosa. La vicenda era iniziata nel 2013, quando il Comune di Verona si era opposto all’affissione di alcuni manifesti dell’associazione dal titolo “Viviamo bene senza D”. La giunta comunale di Verona aveva ritenuto che la campagna veicolasse un messaggio “potenzialmente lesivo nei confronti di qualsiasi religione”.

Pertanto, non aveva consentito l’affissione dei manifesti. L’Uaar si era quindi rivolta all’autorità giudiziaria. Sia in primo che in secondo grado, però, i giudici avevano convalidato la decisione del Comune.

Le leggi antiblasfemia in Italia e nel mondo vengono usate per sopprimere avversari politici e dissidenti, per censurare artisti, giornalisti e libero pensiero.

L’applicazione di una legge che dovrebbe tutelare un non meglio identificato “sentimento religioso” è altamente soggettiva, completamente arbitraria. Ci sono Paesi in cui anche il canto di una donna può essere ritenuto blasfemo. Una realtà che sposta ingenti somme di denaro e voti ma che non può essere oggetto di satira né criticabile, diventa intoccabile: un dio innominabile diventa davvero onnipotente anche sul piano politico e sociale. Per questo nasce Ceci n’est pas un blasphème, il festival delle arti censurate.
Il festival gode del patrocinio morale dell’assessorato alla Cultura di Napoli, ma per mantenere indipendenza e garantire così la qualità della curatela non abbiamo accesso a fondi pubblici: siamo professionisti ma ci lavoriamo come una squadra di volontari, ci crediamo molto, se condividi il messaggio dacci una mano a realizzarlo: assieme possiamo fare qualcosa di grandioso, per l’arte, per la poesia, per la libertà di espressione, contro ogni forma di sopruso religioso!

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